Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Cell, un libro sempre attuale
Perché parlare di questo libro, del 2006, di un autore prolifico e geniale come Stephen King? Perché non parlare d’altro, considerando anche che, questo testo, ha ricevuto molte critiche negative anche da parte di molti “seguaci” del Re? Perché è un libro che, per molti aspetti, non solo mantiene ma addirittura amplifica, la sua portata di critica sociale. Che se, nel 2006, poteva avere ancora qualche elemento di “profezia”, ora sembra la lettura (neanche tanto fantascientifica) del nostro rapporto con la tecnologia e con il cellulare in modo particolare.
E ne parliamo anche perché a volte, le coincidenze temporali, sembrano davvero diventare qualcosa di più di coincidenze, assumendo quasi il ruolo di agganci ulteriori. Infatti è di questi giorni la notizia di un progetto provocatorio dell’artista israeliano Shahak Shapira il quale ha recuperato centinaia di fotografie scattate (prevalentemente con i cellulari) dai turisti al Memoriale dell’Olocausto di Berlino e messe online. Molte di esse riportano questi turisti in pose sguaiate, stupide, volgari, del tutto fuori luogo. Immortalando una sorta di catatonica imbecillità da condividere sui social. Ebbene, cosa ha fatto il giovane artista israeliano? Ha preso alcune di quelle foto, ha fatto dei fotomontaggi in modo tale che i protagonisti degli scatti originali si ritrovassero catapultati nei campi di sterminio nazisti. Nelle stesse assurde posizioni, ma circondati da cadaveri. Un progetto certo provocatorio ma che non manca di far riflettere. Fa riflettere sia sulla mancanza di etica delle masse (parola non scelta a caso) e sull’uso smodato di cellulari, immagini e condivisione delle stesse. Per tal motivo la lettura, con molti anni di ritardo da parte mia, di questo libro mi è parsa davvero come il frutto di un caso che la sa lunga, in quanto ad intrecci.
Di cosa parla il libro? Molto semplice. Durante un I ottobre apparentemente come tutti gli altri, a Boston, accade qualcosa. Un misterioso segnale elettronico, chiamato Impulso, penetra nei cervelli delle persone che, in quel momento, stanno usando un cellulare, trasformandole in esseri privi di raziocinio, violenti, capaci solo di seguire i loro animaleschi istinti. Iniziate a trovare qualche analogia con quanto detto prima? Io sì. Ma andiamo avanti con la storia. Il protagonista, Clay Riddell, disegnatore di fumetti (e anche questo ci sembra un particolare di non secondaria importanza) e privo di cellulare, si salva insieme ad altre persone che si raggruppano attorno a lui, costituendo un nucleo di resistenza “critica” alla massa indistinta di novelli zombie. Clay vuole raggiungere il Maine perché lì viveva (prima dell’inizio di tutto) sua moglie ma anche suo figlio. Un viaggio che diventerà una specie di incubo ad occhi aperti, con i telepazzi (o cellulati come vengono chiamati ad un certo punto del libro) che sembrano acquisire una sorta di organizzazione basata su una spaventosa e zombesca volontà collettiva. Non voglio dirvi oltre per non levarvi il piacere della lettura che, in ogni caso, con King è sempre assicurato.
Ma quello che mi preme dire è come questo libro, non a caso dedicato dallo stesso King a Richard Matheson e George Romero, sia solo apparentemente un libro fantascientifico, horror o catastrofico. Si tratta di ben altro. Come, per esempio, si tratta sempre di ben altro quando si parla di cinematografia zombie. Non ci si ferma mai al registro catastrofico quando si vuole raccontare una storia in cui l’individualità viene spazzata via da una mente massificata e informe che fa muovere tutti allo stesso ritmo, nella stessa direzione. Come un branco o come uno stormo (come viene chiamato nel libro ogni gruppo di vaganti cellulati).
E dietro e dentro la maestria narrativa di King (per me il miglior “raccontatore” di storie in assoluto) vi sono riflessioni di straordinaria portata che, dietro la forma fantascientifica, si fanno portatrici di significati ben più profondi e deflagranti. Oltre a evocare citazioni di autori come Dick con le sue geniali riflessioni immaginifiche su telepatia e controllo delle azioni attraverso il pensiero.
Il tutto sostenuto da una scrittura che non perde di ritmo e tensione riuscendo addirittura a regalarci qualche piccolo momento quasi ironico. Io non voglio dirvi di più. Solo consigliarvi, se ancora non lo avete fatto, la lettura di questo libro. Di una attualità che lascia spesso basiti ma, anche, molto amareggiati.

Cell Book Cover Cell
Stephen KIng
Horror, fantascienza, catastrofico, filosofico
Sperling & Kupfer
2006
503