Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Interessante iniziativa editoriale questa dell’editore Sette Città che con il libro “Viterbo e il Giubileo del 1775” dimostra anche una notevole attenzione nella tempistica di stampa. In questo 2016, anno del Giubileo Straordinario della Misericordia, il testo di Alessandro Boccolini, acquista un valore aggiunto per quanto riguarda la storiografia sull’argomento ma, anche, per quanto riguarda la posizione “centrale” di Viterbo nella storia di questo particolare vento della cattolicità.
Perché proprio il Giubileo del 1575? E perché proprio Viterbo? A questa seconda domanda si potrebbe rispondere troppo frettolosamente sostenendo che la scelta dipenda dall’ubicazione della stessa casa editrice. In realtà i motivi sono ben più ampi e storici. E riguardano il particolare, ben raccontato e testimoniato nel testo, rapporto tra il fenomeno giubilare e la città di Viterbo.
Un rapporto che, il libro ci accompagna molto chiaramente nella comprensione di ciò, trova ragion d’essere anche nella particolare posizione geografica del capoluogo della Tuscia. Posizione che, se da una parte ne ha fatto da sempre un “luogo di passaggio” obbligato per i pellegrini, dall’altra ha contribuito a far vivere a Viterbo anche importanti partecipazioni “dall’interno” verso la Città Santa. Come ricorda molto puntualmente l’autore “… Viterbo fu investita per secoli da uno straordinario movimento di geti fino a tutta l’età moderna con notevoli ripercussioni che hanno saputo incidere sull’immaginario cittadino, sia sulla più ampia percezione del territorio e del paesaggio in cui era collocata…”
Si tratta dunque di un testo che va ben al di là della storia locale e che contribuisce a restituire un ruolo anche storiografico alla città di Viterbo di notevole importanza. Forse più di quanto già non si sapesse e che mai è stato disconosciuto. Pur vero infatti è che la molta della notorietà anche internazionale di Viterbo non poco sia dovuta al fenomeno del pellegrinaggio. Un rapporto dunque complesso e strutturato in cui pare essere proprio la centralità di Roma e disegnare un certo profilo sociale della Tuscia tutta e del suo capoluogo.
Alla prima domanda, sul perché proprio il Giubileo del 1575, il libro risponde altrettanto chiaramente e con accuratezza storiografica senza mai, però, cadere in tecnicismi da addetti ai lavori. Quel Giubileo rappresenta qualcosa di particolare perché fu il primo successivo al Concilio di Trento e quello che, molto probabilmente, meglio rappresentò e incarnò la filosofia della Controriforma Cattolica. Per Gregorio XIII, il Papa che lo indisse, questo Giubileo doveva rappresentare anche un ritorno alla centralità di Roma. E qui la parola “centralità” assume una valenza di portata ben maggiore dei soli confini religiosi ed ecclesiastici.
Mi si consenta di dire, dunque, che questo libro riesce a mettere in luce anche il carattere politico di quel Giubileo, aiutando i lettori a interpretare con mezzi più rigorosi l’inestricabile legame tra potere temporale e potere ecclesiale. Non a caso fu quello definito da Tommaso Maria Alfani come “uno de’ più rinomati Anni Santi, sì per la molteplicità delle genti che concorse, e sì per le pie opere, che vi furono esercitate”.
Il rigoroso impianto bibliografico su cui si costruisce questo libro verte particolarmente sulle memorie della confraternita di Viterbo del Buon Gesù e le Pie Narrationi dell’opere più memorabili fatte in Roma l’anno del Giubileo 1575. E tali fonti fanno emergere assai chiaramente quale sia stato il ruolo di Viterbo nella riuscita di quell’evento straordinario.
Un libro di particolare interesse, non vi è dubbio, per chi si interessa della materia ma straordinariamente interessante anche per i profani, intendendo questa parola nella sua accezione non certo confessionale ma nel senso di profani di storia. Nelle sue pagine leggiamo la preparazione del Giubileo del 1575, le profonde implicazioni, ma anche l’organizzazione perfetta, i dettagli. Un viaggio storico che l’autore riesce a far diventare un insieme di immagini di quei giorni e di quell’anno.
Arricchisce il testo una bella introduzione del professor Matteo Sanfilippo che regala una interessante panoramica storica e linguistica del fenomeno giubilare a partire dal 1300 quando Bonifiacio VIII indice il primo Giubileo con la bolla Antiquorum habet.

Viterbo e il Giubileo del 1575 Book Cover Viterbo e il Giubileo del 1575
Progetto Memoria
Alessandro Boccolini
Sette Città
2016
165