Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Non fatevi ingannare dalle ridotte dimensioni di questo libro. Perché nelle sue 118 pagine c’è tanta di quella materia che, alla fine della lettura, forse non saprete, subito, esattamente come lavorarla, come ricomporla. Sì perché vi sentirete, probabilmente, con un senso di spaesamento. E avvertirete, forse come me, la sensazione particolare che dà il titolo di un libro quando si fa tutt’uno con il sentimento che tale libro lascia. È un testo del 2010 ma, se ve lo siete fatto scappare, ponete rimedio, se potete. Un motivo su tutti: sebbene siano passati sei anni dalla data della sua pubblicazione, sembra che nulla sia cambiato. E questo, a mio avviso, è un criterio a cui bisognerebbe dare importanza quando si cerca di capire il valore di un libro. Perché lo spaesamento di cui parla è lo spaesamento dell’Italia. E, di riflesso, il nostro.

Tutto comincia da una breve visita che l’autore fa a Palermo, la città in cui è nato e in cui vivono ancora i suoi genitori. Tre giorni. Solo tre giorni. Che diventano, però, qualcosa di molto più lungo, quasi eterno, verrebbe da dire. La sensazione di un tempo immobile è forse quella che, più di tutte, afferra subito, appena leggi qualche pagina. E non a caso, penso. Lo spaesamento di cui parla Giorgio Vasta ha molto a che fare con un tempo immobile. Che è quello di Palermo ma che diventa niente altro che un prolungamento, con altre lingue forse, di tutto il resto del nostro paese. Immergersi, per tre giorni, nella più minuta quotidianità di questa città diviene, per l’autore, un modo per prendere nello stesso tempo le distanze dal presente italiano e capirlo.

Gesti, persone, incontri. Tutto diviene quasi una rappresentazione, in piccolo, di quella che sembra essere la nostra tragicommedia. Quella di un paese non senza materia ma, semmai, con una materia indistinta. Che proprio da questo suo essere indistinta diviene terreno fertile per miraggi, distorsioni e, purtroppo, rassegnazione.

Rabbia, malumore e malinconia. Parole che tornano spesso nel libro. E che l’autore usa per arrivare a dirci che “l’Italia è mortificazione di ogni impulso”. È straordinaria la scrittura di Vasta, la sua capacità di partire da un evento piccolo per arrivare a considerazioni amare senza perdere di lucidità e, perché no, ironico sarcasmo. Dunque una mattina in spiaggia diviene teatro di immagini che altro non sono che immagini dell’italianità peggiore: quella che cerca complicità, che cerca consensi con la paura o una strizzata d’occhio. Bellissima la scena in cui due bambini lo costringono a pagare una sorta di pizzo mimando la consegna di banconote invisibili. O quella dentro un bar in cui alcuni uomini parlano del convitato di pietra di tutto il libro: Berlusconi. È lui il protagonista assente-presente di tutto il libro.

Perché Berlusconi, e questa è l’attualità di questo libro del 2010, era e resta il paradigma di ben altro. È quasi la complicità che passa, prima di tutto dal linguaggio che diviene poi un specie di rappresentazione di ciò che si vorrebbe essere ma non si è. E allora ci si atteggia come il potente di turno. Che ha capito il vuoto che si respirava nel paese e lo ha riempito di allusioni, prima di tutto. E cosa c’è di più potente di un linguaggio che fa, soprattutto, allusioni sessuali. Perché l’Italia è il paese della retorica allusiva. Letteralmente e metaforicamente Berlusconi e il berlusconismo sono e sono stati la genitalità esibita, sbattuta in faccia per nascondere il nulla. E qui è potente la scena, sempre su una spiaggia, in cui adulti e bambini costruiscono, con la sabbia, le lettere che compongono il nome del politico in questione. Un idolo di sabbia, pronto ad essere spazzato via senza mai scomparire del tutto. Una figura che, per prendere a prestito le parole stesse dell’autore per descrivere un’altra cosa: “ha trasformato la città in reame”, oppure: “un luogo nel quale la ruspa della semplificazione è riuscita ad appiattire e laccare ogni cosa.”

Giorgio Vasta ci parla, in fondo, proprio di questo. Di come la semplificazione, la mancanza di complessità, o almeno la mancanza della percezione della complessità, sia la strada per la perdita della memoria. Lo spaesamento deriva proprio da questo. Non è la semplificazione che aiuta a non perdersi ma, semmai, la comprensione della complessità. Non che l’Italia non abbia l’intelligenza per comprendere. Ma, come dice Vasta, la nostra sembra “un’intelligenza che non si continua nelle azioni concrete e umane capaci di generare conseguenze. Si limita a contemplare sé stessa. Si basta. fa parte della resa”. Un po’ come, dico io, farsi cullare dall’idea di discendere dagli antichi romani e pensare che questo basti. Ma basta, in realtà, per farsi e accettarsi piccoli. Fulminanti, direi, queste righe: “Contemplare, blandire, dispiegare retoriche dell’affetto nazionale, schermirsi tramite un’orgogliosa diminutio capitis. Dirsi indegni.”

“Spaesamento” è, tra le altre cose, un libro che racconta un paese divenuto quasi un prodotto. Un prodotto di slogan più che di progetti. Prodotto che si identifica con un marchio più che in un processo. Il marchio può essere Berlusconi ma bisogna rischiare di intendere che questo nome è solo un marchio, appunto. E questa è la pericolosità. Tre giorni a Palermo e ogni cosa può diventare il dispositivo di osservazione di fenomeni ben più ampi. Uno sguardo e una scrittura viscerali direi, quasi materici. Tutto sembra impregnato di caldo, degli odori e degli umori di quella città, Palermo che diviene quasi una sineddoche: la parte per il tutto.

Spaesamento Book Cover Spaesamento
Contromano
Giorgio Vasta
Narrativa Contemporanea
Laterza
Maggio 2010
117