Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Di Geraldine Meyer

Carteggio tra Alvaro e Laterza. Storia di un rapporto mancato

Erano gli inizi degli anni ’50 e colui che era alla guida di una grande casa editrice meridionale comincia uno scambio epistolare con quello che Giorgio Nisini, curatore del presente volume, definisce “figura chiave del realismo degli anni Trenta e autorevole interprete di una letteratura meridionale con vocazione cosmopolita. Stiamo parlando di Vito Laterza e Corrado Alvaro, al centro di questo Corrado Alvaro Vito Laterza. Carteggio 1952-1956.

Corrado Alvaro (da Wikipedia)

Un arco di tempo breve ma che testimonia non solo gli scambi intellettuali tra i due ma, ancor più, la temperie culturale da cui essi nascono e da cui era investita, in non piccola parte, la dinamica editoriale di quegli anni. Una corrispondenza che prende il via poco prima della morte di Croce, venendosi così a collocare in un delicato momento di transizione per la casa editrice barese, tesa com’era a innovarsi senza rinnegare il suo DNA culturale. In tale opera e progetto, Vito Laterza dà vita a quella collana, i Libri del Tempo, altissimo esempio di quella che si voleva fosse la sintesi tra “rigore e serietà saggistica del catalogo storico, con aperture verso il presente”. Possiamo parlare, con una forzatura forse, di letteratura civile dal momento che, come scrive lo stesso Nisini “L’operazione configurata da Laterza non era semplicemente di stampo giornalistico: il suo progetto, più vasto, era quello di un rinnovamento del contenuto della nostra letteratura (lo scrive Laterza) tramite uno sguardo che fosse insieme critico e narrativo, operasse cioè attraverso gli strumenti e le potenzialità stilistiche della scrittura letteraria nei margini di una prosa saggistica di qualità”

Vito Laterza (foto da Gazzetta del Mezzogiorno)

In questa prospettiva Alvaro apparve subito a Vito Laterza come scrittore in grado di rispondere a questo tipo di progetto. Ne aveva infatti seguito con interesse gli articoli che Alvaro scriveva regolarmente sia per “La Stampa” sia per il “Corriere della sera”. Con l’intercessione di Brancati l’editore cerca di sapere quali siano le intenzioni di Alvaro rispetto ad una possibile raccolta in volume degli stessi. E qui la storia tra questi due grandi protagonisti della nostra cultura inizia con un diniego. Alvaro infatti ha degli obblighi editoriali con Bompiani rendono il progetto irrealizzabile.

Questo fu, per la verità, solo il primo dei rifiuti che, per varie ragione, Alvaro oppose a Laterza, dando vita a quello che fu un carteggio quasi di un incontro mancato. Dove per mancato è da intendersi dal punto di vista editoriale, non certo dal punto di vista dello scambio e del confronto. Scrive sempre Nisini “Il contatto tra Alvaro e Laterza s’inaugurò dunque all’insegna di un doppio progetto mancato. Un’incompiutezza che percorse tutto il loro rapporto, che fu contrassegnato da numerose proposte editoriali che non arrivarono mai a realizzarsi, neanche quando, per la collana “Cronache”, di cui Alvaro avrebbe dovuto assumere la direzione, si raggiunse un facile accordo contrattuale.”

Un carteggio, dicevamo, che testimonia oltre che il rigoroso lavoro filologico di Nisini, anche e soprattutto la qualità e la ricerca rigorosa di un editore e la “ritrosia” di uno scrittore che sembra sottrarsi, pur restando un prezioso interlocutore. Questo carteggio non è solo il frammento umano e culturale tra Alvaro e Laterza ma anche un pezzo di storia, e che pezzo di storia, della nostra editoria. Un carteggio che fa, in un certo senso, da spina dorsale per una cavalcata all’interno di quello che fu un grande e rigoroso progetto editoriale.

Attraverso queste lettere Nisini ci consente di ripercorrere anni gloriosi della storia di un editore e del suo progetto culturale. Progetto fatto anche di quella stessa costanza che lo spinse a cercare ripetutamente la collaborazione di Alvaro pur non riuscendo mai ad avere il suo nome nel catalogo. Ma ricercandone sempre la cultura e la sua visione stessa di letteratura. Come quando volle, dopo l’ennesimo rifiuto, che Alvaro recensisse il libro di Scotellaro Contadini del sud. Cosa che fece, non risparmiando critiche al testo, ravisandone addirittura un certo populismo, causa del perpetrarsi di un’immagine stereotipata del sud.

Sette furono, ci ricorda Nisini, le proposte editoriali che Laterza fece a Alvaro e che mai trovarono realizzazione (qui ne abbiamo dette solo alcune per non levarvi il piacere vero della lettura di questo Carteggio) che portano il curatore a parlare lucidamente di “scrittore fantasma” dal punto di vista del catalogo ma con cui Laterza non smise di dialogare. E anche questo è un esempio che molto dice di un certo modo di intendere il mestiere dell’editore.

Il libro è arricchito da lettere inedite, in appendice, di Vitaliano Brancati, Achille e Adolfo Battaglia

Carteggio 1952-1956 Book Cover Carteggio 1952-1956
Corrado Alvaro; Vito Laterza con la curatela di Giorgio Nisini
Carteggio
Laterza
2019
67