Laureato e specializzato in storia dell’arte all’università degli studi della Tuscia. Dopo aver discusso due tesi di laurea su Andrea Pazienza continua lo studio dell’artista realizzando il lavoro di riordino e di digitalizzazione dell’archivio e curandone la mostra “Segni Preliminari”. Cura la rubrica Fumo negli occhi. “Recensioni critiche” di graphic novel. Le recensioni vengono pubblicate su Move magazine sulla pagina Facebook Fumo negli occhi e su Fandangoeditore.it. Direttore artistico di una sezione del Festival Caffeina e assistente alla direzione artistica di Quartieri dell'Arte.

L’opera di Gyl Dillon “Il Nao di Brown”, pubblicata in una sontuosa edizione da bao publishing, sfugge ad ogni analisi che voglia irretirla in una interpretazione univoca. Dobbiamo provare a leggerla su livelli diversi, intrecciandoli fra loro perché è l’autore stesso a far convergere istanze, piani, livelli e dimensioni. Forse la fantastica mappa che accompagna il volume mette in chiaro le cose? Macché, non si capisce granché! Ma se non si tratta di comprendere, proviamo a cogliere. Se la mappa fosse una rappresentazione metaforica del “mondo interiore” di Nao (protagonista femminile e voce narrante del fumetto)? Allora di quel conosci te stesso scritto in latino (Nosce te ipsum) potremmo farne una chiave di lettura. L’autore con quella “cartina” pare avvertirci sul fatto che ogni persona è un universo unico e immenso, il “viaggio di conoscenza” è dunque lungo e complesso, privo di rotte prestabilite, in cui nulla è bianco o nero, dove il male e il bene coesistono e la luce proietta ombra.
Dillon, come spesso succede, ha creato il suo personaggio a partire da se stesso (Nao è illustratrice, pratica la meditazione e personifica il fascino della cultura orientale in genere…) e da la moglie (Il disturbo ossessivo compulsivo di cui è affetta). Sanguemisto anglo-giapponese, Nao (che in inglese suona come adesso) vive in equilibrio precario, ha appena rotto con il fidanzato, è di ritorno dal giappone dove il padre la intristiva con i suoi sproloqui alcolici, il suo lavoro non decolla e la malattia la tallona facendole immaginare violenze e cattiverie. L’amico Steve le offre un part-time nel suo negozio di giocattoli dove conosce un gigante buono di nome Gregory che assomiglia molto ad Ichi il suo eroe di anime giapponesi. I due si piacciono, le loro distanze affascinano, il loro rapporto è speciale, riescono ad aprirsi reciprocamente ma il fato ha in serbo per loro altri inaspettati progetti.
Alla maniera di altri fuoriclasse fra cui Spigelman (Maus), Alan Moore (Watchmen), Gipi (La mia vita disegnata male), ZeroCalcare (Ogni maledetto lunedì su due), Dillon incastona una storia nella storia, una favoletta allegorico-surreale, declinando appositamente lo stile in un omaggio continuo a Moebius e Miyazaki.
Un’opera complicata, coraggiosa, in cui segno, testo, e ritmo esprimono sicurezza e maturità. Una centrifuga di emozioni per far emergere un senso più profondo, un lavora fatto nel crinale che unisce versanti culturali (apparentemente) lontani. How Now brown Cow è lo scioglilingua che sintetizza molte delle sfumature di un libro che si ama o si odia.

Il Nao di Brown Book Cover Il Nao di Brown
Glyn Dillon
Fumetti - Fumetti
Bao Publishing
2013
rilegato
208
http://pjrbfumonegliocchi.tumblr.com/