Sergio Bertolino è nato a Reggio Calabria nel 1984. Nel 2010 si è laureato con lode in Filologia moderna presso l’Università degli Studi di Torino. Insegnante, esperto di letteratura comparata, musicista e compositore, ha vinto vari premi di poesia e alcuni suoi testi sono stati antologizzati in volume. Nel 2018 ha pubblicato con Nulla Die la sua prima raccolta di liriche, Chiave di volta .

Da Chiave di volta, NullaDie Edizioni.

Dalla quarta di copertina a firma di Leonardo Guzzo

” Personale e bruciante. La poesia di Sergio Bertolino segue la via dell’introspezione e agita passioni, spettri, tensioni intime ed essenziali. È poesia dialettica: nasce da una ferita, da una disillusione ed esprime un voto coriaceo di incanto  […] Oltre le avventure del contingente, Chiave di voltapunta al luogo dell’anima immortale: «Non so se dentro, fuori o in nessun posto»

Sergio Bertolino

Nulla, all’infuori di queste

pareti (la bottega dei liquori?), 

per acquietarmi e far la pace

con il mondo… Forse perché precoce

l’eccesso ha lavorato col suo tornio,

– risucchiato in un duplice sguardo

inquisitore (volgendo e rivolgendo la figura;   

illudendo e poi tradendo… Ogni volta

un tale spreco!) – comincia a interessarmi la vecchiaia:

ma se, per un’eco lontana, ingenuamente

scosto la tenda il mare è ancora

giovane. Poche cose –

oso dire – possiedo, e il mare

è la migliore.

(Ho dentro

la fragranza che mi colse sul traghetto, e i riverberi   

di spade dalle creste blucobalto

presso Villa, e la prima neve urbana, e il nero

piovuto sui balconi, Scilla

e Chianalea, passeggiando

increduli per il borgo il sentiero

ritrovato, Vita Mea…)

                                       *

Non il manto di Francesco

né l’agosto di Morgana.

Non i Bronzi né il Castello

d’Aragona. Non il Duomo,

i resti sparsi, l’Aspromonte,

né il chilometro più bello.

Reggio è la rabbia che si volle altrove:

via da piazza Sant’Agostino –

un foglio nascosto agli angoli del sole; dal rione

del tifo e del pesce (reminiscor doloris),

dove chi non ha piedi non esiste; 

da un accento che persiste – «Io cammino.»

                                       *

Nulla, all’infuori di questi

versi, – Ibico. Il tuo nome

inciso sull’acqua (Mare Nostrum) – e nulla

dell’alloro che fregiò la testa di Julio. 

Terra rossa. Terra brulla,

contornata di fuoco e fichi, fortificata

in un complice silenzio (a volte la desta –

vicino – uno squarcio. Ma non è di qui

la memoria)… ora di pranzo:                           

fa ritorno

dalla messa un assassino.           

                                       *

Eppure fra le braccia di lei

mi sento bene, allorquando Vajra ferisce. 

          (Generosa la stretta;

sincera, se udita, la voce…)

Per oltre undici anni ha aspettato

che ricantassi alla finestra

         (a ritmo

con le ali del gabbiano

– stillando l’oscura matrice).

E riconciliàti

nel fulcro della luce, veglieremo sulla

mai nata Parola, come chi

non avesse che il tempo da eludere

al mattino… 

(E i giochi antichi, il ponte,

la risata degli dèi?)

Riposa. Ti saranno lenzuola le coste

dello Stretto: un amore

che va detto altrimenti

si perde con le navi all’orizzonte.

                   

         

                                       *