Anita Mancia, nata a Roma, ha lavorato 20 anni presso l'Istituto Storico della Compagnia di Gesù come assistente bibliotecaria ed Archivista. Ha collaborato con la rivista storica dell'Istituto con articoli sulla Ratio Studiorum, la pedagogia dei gesuiti, i gesuiti presi prigionieri dai pirati e recensioni. Presso l'editore Campanotto di Udine nel 2007 ha pubblicato un volumetto di poesie.

Il libro di Palmen, per chi conosca, anche non nel dettaglio, la vicenda di Ted Hughes e di Sylvia Plath, si legge tutto di un fiato. La storia di Ted, poeta laureato inglese dello Yorkshire, terra ai cui simboli e miti ancestrali rimarrà attaccato tutta la vita, e di Sylvia Plath, inquieta intellettuale e poeta di Boston, di origini tedesche per parte di padre, è emblematica. Dopo l’incontro a Cambridge che è segnato da un amore violento per parte di lei che gli morde il viso con forza, i due cercheranno di vivere insieme e di costruire un sodalizio professionale, e una famiglia, basato sulla poesia come ragione di vita. E ci riusciranno a prezzo di sacrifici. Plath è l’elemento debole della coppia e Ted lo sa, ma cerca di aiutarla contro i fantasmi dell’elettroshock a cui era stata sottoposta da adolescente, e del primo tentativo di suicidio sventato dalla nonna, che ode il rantolo della nipote e fa accorrere i vicini a salvarla.

Sembra un destino segnato a cui si aggiungono capricci di varia natura, attacchi di panico e forte possessività e gelosia nei confronti del marito. Questi cerca di riportare verso la vita Sylvia e di far uscire dalle poesie della moglie un io poetico nuovo e bello e soprattutto vitale. Non sempre riesce. E certamente ha un effetto tragico su di lei l’innamoramento e il tradimento di Ted per Assia, moglie di un suo amico. Probabilmente l’innamoramento di Ted è la conseguenza dello stancarsi di un matrimonio e di una vita di coppia asfissianti. Fatto è che quando Sylvia decide di separarsi da Ted, che la ha tradita, la via verso il suicidio si spalanca di nuovo e questa volta, purtroppo, con successo. Sylvia si suiciderà con il gas infilando la testa nel forno, non senza aver prima preparato una sorta di colazione per i suoi figlioletti.

Ciò che sgomenta di questa storia non è soltanto il dolore di Ted e il senso di colpa per la tragedia, ma anche la ripetizione degli stessi elementi tragici della morte della prima moglie nella nuova moglie di Ted, Assia, che si suicida nello stesso modo di Sylvia con in più l’aggiunta della figlioletta di lei e di Ted, di soli quattro anni.
L’ultimo matrimonio di Ted sarà completamente diverso. Sposerà una contadina della sua terra che gli darà la libertà di cui egli ha bisogno, consapevole che alla fine della giornata, come la volpe che troviamo nella copertina, ritornerà sempre nella sua tana.

Una tragedia del nord, a cui la scrittrice sa dare tutta la sua forza e anima.
La curatrice del testo spiega che Palmen costruisce le sue storie su elementi realistici, veri. Questo è certamente vero. Ma il lettore non si trova di fronte a una biografia romanzata. Egli è messo dinnanzi ad un racconto con le movenze e caratteri di un dramma, in cui hanno grande parte i miti celtici, i simboli, gli animali (la volpe e la lepre) del poeta Hughes. Palmen prende le sue parti, ma ci invita anche a riflettere sui rischi di interpretare la vita e il proprio ruolo di poeta come espressione della parola del dio, di Dio, che purtroppo portano Sylvia a morte certa, favorita anche da un cattivo, per non dire pessimo, rapporto con la madre. Riflessioni moderne da un dramma antico, che si ripropone oggi.

Tu l'hai detto Book Cover Tu l'hai detto
Connie Palmen
Biografia romanzata
Iperborea
2018
256